Il Canto del Preconio Pasquale e il Simbolismo delle Lampade nella Pasqua 2013
              
             
   Foto © By Giuseppe Aricò
                                                                                                                                                                                                  

    " Exultet jam angelica turba coelorum " Esulti il Coro degli angeli dei cieli... 

   
Sono le parole iniziali del testo liturgico collegato alla Risurrezione di Cristo che invita i fedeli, fin dal V secolo, ad esultare per il
    compimento del Mistero pasquale. Il testo si apre con un ampio e solenne invitatorio  concluso dall'Amen dei fedeli: è una convocazione
    universale alla gioia per celebrare degnamente la Pasqua del Signore, nella quale, in crescendo, tutti gli esseri del cielo e della terra
   ( gli angeli, la terra, la Chiesa, l'Assemblea ) sono invitati a unirsi all'esultanza per la vittoria di Cristo, il «più grande dei re».

    L'Exultet era scritto su un lungo rotolo di pergamena che il Diacono ( con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II anche un Cantore )
    faceva scorrere giù dall'ambone mentre ne cantava il contenuto. La caratteristica di questo strumento di divulgazione sta nel fatto che il
    testo è scritto nel senso di lettura del Cantore, mentre le immagini miniate che precedono ciascuna  quartina sono incise (e poi dipinte),
    sullo stesso lato del rotolo, ma nel verso opposto a quello della parte scritta. In tal modo, mentre la pergamena veniva fatta scorrere giù
    dall'ambone, anche i fedeli che non conoscevano la lingua latina potevano seguire la storia vedendo le illustrazioni, quasi l' Exultet fosse
    come un moderno fumetto se non addirittura un antesignano dei cartoni  animati, solo che li ha anticipati di oltre mille anni.

    Altra caratteristica che si rileva in alcuni Exultet, come quelli che si custodiscono a Bari , è quella di riportare, tra le righe del testo,
    annotazioni "a neumi ", relative alla musica che il declamante deve eseguire nel corso della celebrazione. Non si tratta di vere e proprie note
    su pentagramma, che cominceranno a comparire negli anni successivi al 1250 circa, ma sicuramente ne costituivano un precursore
    importante, quasi una successione di accordi musicali : erano le notazioni adiastematiche, cioè note senza rigo, in uso sin dal VI secolo,
    che nel canto gregoriano furono sostituite molto più tardi dalle note a forma di "punto quadrato " sulle righe del tetragramma.
    Di questi Rotoli ne esistono in tutto nel mondo oltre trenta, ma solo 28 di questi sono da definirsi propriamente Exultet, in quanto iniziano
    con questa parola e descrivono la Liturgia che si celebra durante la Veglia Pasquale.
    Altri rotoli, di cui altro importante esemplare è custodito a Bari, sono quelli contenenti altre preghiere, detti "Benedizionali", sempre relativi
    alle celebrazioni della Notte di Pasqua, ma di importanza minore, come la Benedizione del Fonte Battesimale.

    La Cappella Palatina possiede un Rotolo miniato di Exultet, di fattura moderna,  realizzato nell'Anno 2000 da Santo Cillaroto.

 



 

Esulti il coro degli angeli,
esulti l'assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.
Gioisca la terra inondata da così grande splendore;
la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.
Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore,
e questo tempio tutto risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa.
E voi, fratelli carissimi,
qui radunati nella solare chiarezza di questa nuova luce,
invocate con me la misericordia di Dio onnipotente.
Egli che mi ha chiamato, senza alcun merito,
nel numero dei suoi ministri, irradi il suo mirabile fulgore,
perché sia piena e perfetta la lode di questo cero.

In alto i nostri cuori.
Sono rivolti al Signore.

Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
È cosa buona e giusta.

È veramente cosa buona e giusta
esprimere con il canto l'esultanza dello spirito,
e inneggiare al Dio invisibile, Padre onnipotente,
e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.

Egli ha pagato per noi all'eterno Padre il debito di Adamo,
e con il sangue sparso per la nostra salvezza
ha cancellato la condanna della colpa antica.
Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello,
che con il suo sangue consacra le case dei fedeli.
Questa è la notte in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri,
dalla schiavitù dell'Egitto,
e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso.
Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato
con lo splendore della colonna di fuoco.
Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall'oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all'amore del Padre
e li unisce nella comunione dei santi.
Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro.
Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti.
O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà:
per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio!
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!
O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere
il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi.
Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.
Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce l'innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti.
Dissipa l'odio, piega la durezza dei potenti,
promuove la concordia e la pace.
O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo creatore!
In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode,
che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri,
nella solenne liturgia del cero,
frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce.
Riconosciamo nella colonna dell'Esodo
gli antichi presagi di questo lume pasquale
che un fuoco ardente ha acceso in onore di Dio.
Pur diviso in tante fiammelle non estingue il suo vivo splendore,
ma si accresce nel consumarsi della cera
che l'ape madre ha prodotto
per alimentare questa preziosa lampada.
Ti preghiamo, dunque, Signore, che questo cero,
offerto in onore del tuo nome
per illuminare l'oscurità di questa notte,
risplenda di luce che mai si spegne.
Salga a te come profumo soave,
si confonda con le stelle del cielo.
Lo trovi acceso la stella del mattino,
questa stella che non conosce tramonto:
Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena
e vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen.

                                                           Elogio della Lampada

   " Ego sum lux mundi: qui sequitur me non ambulat in tenebris, sed habebit lumen vite "
   “Io sono la luce del mondo: chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita” Gv 8,12.

         
Queste espressioni sono scritte in greco e in latino sul libro nella mano sinistra del
        Pantocrator nel catino absidale della Cappella Palatina.

 Giovanni nel suo prologo dice di Cristo che in “ Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; e la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo…”

La Liturgia della Veglia di Pasqua, madre di tutte le veglie, ha il suo solenne inizio con la processione del Cero pasquale, acceso al fuoco nuovo, che assurge al ruolo di stipes (il palo infitto in terra) della Croce, segno della redenzione e del nuovo sole che sorge. È Cristo la vera luce del mondo e chi segue Lui non camminerà nelle tenebre.

Nell’altare della Reposizione del Giovedì santo, allestito sul soglio regio della Cappella Palatina, le sette lampade pensili erano segno dei doni dello Spirito Santo, essendo sette numero sacramentale, della compiutezza, dello Shabbath, il giorno della “cessazione”, il riposo di Dio dopo il compimento della Creazione, della menoràh, il candelabro a sette bracci di cui Dio prescrive la realizzazione.

Nell’abside della Cappella, in occasione della Paqua 2013 e per tutto il tempo pasquale, sono poste otto lampade pensili seicentesche che, con la loro flebile luce esprimono la gioia della Pasqua, vero passaggio dalle tenebre alla Luce, come Pèsah è passaggio del popolo d’Israele, tratto dalla condizione di schiavitù nel paese d’Egitto, attraverso il Mar Rosso.

La lampada, alimentata in antico ad olio, frutto dell’ulivo, universale emblema della pacificazione tra Dio e l’umanità e simbolo della unzione sacerdotale di tutto il Popolo cristiano,
è conformata a vaso, immagine del grembo verginale di Maria da cui scaturisce la Grazia, Cristo Gesù, pienezza della Luce che non può essere nascosta sotto il  moggio (come può porsi una lucerna accesa sotto il vaso per la misura del grano?). La lampada accesa è segno della saggezza delle dieci vergini previdenti che munite dell’olio poterono entrarono a nozze con lo Sposo.

Otto è numero escatologico,
del compimento dei tempi che si realizza in Cristo e nella sua Chiesa, del primo giorno successivo al Sabato, quello della Resurrezione. È numero delle Beatitudini, dell’infinito, della rosa dei venti, simbolo cristologico rappresentativo del dominio di Cristo sugli elementi e sul mondo. 
Richiama pure la channukka, il candelabro a otto bracci acceso in occasione della Hannukkah, la festa delle luci che celebra la riedificazione del tempio di Gerusalemme.  Cristo, che è il vero tempio vivo, preannunciando la Sua resurrezione dai morti dice  “distruggete questo tempio ed in tre giorni lo farò risorgere”.

 

Le otto lampade pendono da un’asse che rappresenta il patibulum, la trave orizzontale a cui venne appeso Cristo crocifisso. Due sono lavorate a foggia di zucca, riferimento al pellegrinaggio del cristiano sulla terra (era la borraccia del viandante e del pellegrino) e alla Resurrezione poiché legata al Profeta Giona che visse nel ventre del pesce e ne uscì  vivo dopo tre giorni. In origine multiple, in quanto vi erano attaccate ulteriori quattro lampade minori non più esistenti, sono rette da catenelle in numero di quattro, quale indice di umanità, mentre le lampade più piccole ne hanno tre, numero palesemente riferito alla Trinità. Tutte, oggi, ricevono fiamma da ceri in analogia col Cero pasquale del quale, nell’Exultet (l’annunzio della Pasqua), sono state cantate le lodi.


    Domenica in albis  A.D. MMXIII - Palermo, Cappella Palatina, Chiesa Superiore di S. Pietro Apostolo