Santi Eustozio, Procolo e Golbodeo Martiri di Palermo ( V secolo )

9 Dicembre

Emblema:Palma

La Vita è riportata dal P. Gaetani in “ Vitae Sanctorum Siculorum”  , nel “ Martirologio Siculo” del 1617 e dal Mongitore in “ Palermo santificato “ e nel “ Martirologium Panormitanum Sanctorum Civium et Patronorum Urbis Panormi ” del 1742.                                                
    
Aureliano, Prefetto della Sicilia, perseguitò i Cristiani  e fece ricercare il Vescovo Mamiliano e i suoi discepoli, circa 200 persone, che si radunavano nella Cripta della Cattedrale di Palermo, detta “ Cimiterio di tutti i Santi “, per ascoltare la voce del Pastore sui Misteri della Fede, nutrire lo spirito ed essere pronti a subire il martirio se lo richiedessero le circostanze. 
Aureliano ordinò che tutti coloro che fossero stati sorpresi a celebrare i sacri riti fossero catturati e condotti al suo tribunale. Dagli Atti di S. Mamiliano si ricavano due ipotesi.
Palermitana ( o Romana )  e di Sovana ( GR ).

Ipotesi PALERMITANA ( dai Codici A e B , dal Caetani in Idea, Inveges, Mongitore, Sucato  e dall’Ufficiatura del 1914 e 1915 ).
La Cripta della Cattedrale di Palermo, fondata secondo alcuni Autori nel secolo III, è stata concordemente ritenuta la sede delle riunioni dei primi Cristiani di Palermo; se si osserva bene essa allora non era sotterranea, ma sul piano stradale. Nella Cripta, denominata “ Cimiterio di tutti i Santi “, poiché in essa si custodivano i corpi dei primi fratelli nella fede e dei martiri, Mamiliano, secondo la tradizione e la cronotassi degli Arcivescovi di Palermo ( Cfr. Annuario 1973 ) insegnava la dottrina cristiana e celebrava l’Eucaristia.
Da quelle riunioni usciva un giovane ( Diacono ? ): Golbodeo.
Lo scorse più volte da una finestra del suo appartamento Ninfa, figlia del Prefetto della Città Aureliano. La fanciulla viveva in una torre del Palazzo chiamata ancora oggi con il suo nome ( Torre di S. Ninfa nel Palazzo dei Normanni ).
La tradizione popolare palermitana vuole che la Santa abitasse accanto alla Cattedrale
( Piazza sette Angeli ) e fosse rinchiusa nella torre con molte compagne. Lo fece chiamare e gli manifestò il proposito di essere battezzata. Portata da Mamiliano fu catechizzata e battezzata con le sue ancelle. Quando ciò arrivò alle orecchie del padre, per l’infamia della figlia ( il Cristianesimo) la fece rinchiudere nella torre. Istigato dagli editti di Galerio, avendo Diocleziano abdicato, fece imprigionare Mamiliano e Golbodeo e non risparmiò per loro e la figlia le verghe, l' eculeo, l’olio bollente. Ma di notte un Angelo ( o persone amiche ) li liberò ed essi si diressero verso il mare ove era una nave. Appresa la loro fuga Aureliano fece ricercare i Cristiani e li assiepò nel Teatro, facendone decapitare 34 di essi.Frattanto il Vescovo Mamiliano ed i Compagni sbarcarono nell’Isola del Giglio e da lì raggiunsero il faro del Porto Romano alle foci del Tevere. Il Porto Romano, che non deve intendersi Ostia, ma Portus, a destra del Tevere, chiamato
Porto dell’Urbe,Porto dei Romani, Porto d’Augusto, Porto di Traiano, Porto destro, Porto del Faro, cioè Fiumicino, ove il Lancia di Brolo ricorda una Chiesa dedicata a S. Ninfa e ciò lo ricordano gli Atti: “ Ecclesia consecraverunt Christiani” ( Cfr. Atti A-B-C ). Qui si ritirarono in una cripta, ove trovarono altri due cristiani di Palermo, Procolo ed Eustozio, che li avevano preceduti ed insieme si recarono a Roma, dove con grande devozione visitarono le Tombe degli Apostoli ( a. 312 ). Ritornati alla grotta vissero nella penitenza e nella preghiera, finchè Mamiliano ed i suoi Compagni chiusero la loro vita. Vennero sepolti da Ninfa nella stessa grotta. ( La tradizione vuole che dopo 6 mesi dalla morte di Mamiliano siano morti i 3 Compagni e dopo 11 mesi Ninfa ). Della chiesa, intitolata a S. Ninfa, furono visti dal Marascia i ruderi in località chiamata Bucina o Buccina ( Buana negli Atti Palermitani )., cioè a Fiumicino, che il Caietano ed il Varisco non sanno identificare e ritengono un errore di copista o un nome ignoto, mentre è ipotesi probabilmente certa di chi scrive.Infatti chi scrive ha identificato la Buccina con la località di Tor Boacciana, sulla S.S. 296 ad Ostia Antica, a breve distanza dal Tevere e dall’antico limite della costa marittima. Il Baronio riferendo della Chiesa di Porto dagli Atti dei Santi Mario, Marta ed Audiface nell’anno 270  : ”Ductis sunt via Aurelia miliario duodecimo ad Nymphas“, cioè : “ Furono condotti al 12° miglio della via Aurelia ad Nymphas”, “ alle Ninfe”, per analogia sorgente, fontana.
Il luogo è detto “ ad Nymphas “ per l’abbondanza delle acque. I Cristiani di Porto lo dedicarono al culto dei Santi Mamiliano e Ninfa, dai quali avevano ricevuto innumerevoli benefici ( Cfr. Anastasio Bibliotecario nella Vita di S. Leone IV Papa: “ Morì nella Chiesa di S. Ninfa Martire, di cui si vedono nella Città di Porto le fondamenta “. Ancora si chiede chi scrive : esiste migliore memoria di culto liturgico della edificazione di una Chiesa ? Perché la maggior parte degli Storici confuta questa tesi ad eccezione del Mongitore, riconoscendo la “ Buana “ dei Codici come un errore di copista, quando è possibile a suo modesto avviso identificare la Buccina con l’odierna località di Tor Boacciana ( composto di Buccina e Buana) ? Il Mongitore, che sulla base degli studi del Marascia crea due S. Mamiliano ( uno Vescovo di Palermo, morto nel 312 e l’altro Confessore, morto nel 470 ), propende come luogo della morte dei Santi Mamiliano, Ninfa, Eustozio, Procolo e Golbodeo per il Portus Romanus.
Pur dovendosi rigettare gli Atti come leggendari, ciò non toglie che a volte, come si esprime il Lancia di Brolo e chi scrive, che le scoperte topografiche possano gettare nuova luce sugli Atti stessi.
Ipotesi di SOVANA o Soana ( GR )( dal Cod. Vat. 6453 (C ), di Spoleto ( D ), Acta Sanctorum ( E ), di S: Matteo di Pisa, Caietano in Vitae, Ufficiatura Palermitana del 1958- 1962 ).
I Codici C –D-E non accennano a S. Ninfa; S. Mamiliano e Senzio sono detti Sacerdoti, Convuldio, Istochio ed Infante Monaci. Il Martirologio dei Basiliani d’Italia li chiama Monaci dell’Ordine di S. Basilio: “ Panormi sancti Convuldi Ordinis Sancti Basili, qui una cum Eustochio, Infante et aliis monachis sub Genserico rege multa passus est; tandem in senectute bona quievit; horum corpora apud Aegilium insulam maris Tirreni condita fuerunt “, cioè :
  A Palermo S. Convuldio, dell’Ordine di S. Basilio, che con Eustochio, Infante ed altri monaci, sotto il re Genserico soffrì molto; tuttavia si riposò nella vecchiaia, i loro corpi furono sepolti al Giglio, Isola del Mar Tirreno “.
Da Palermo Mamiliano, Senzio, Istochio, Proculo e Convuldio si recarono in Africa ( a Cartagine, Cod F ); nella schiavitù africana si aggiunsero Lustro, Vindemio, Aurelio, Rustico. Ivi, o redenti dalla carità dei fedeli come molti lo furono o fuggiti su qualche nave, come dicono gli Atti, o deportati con sentenza come ad altri accadde, vennero in Sardegna, a Cagliari e Cala Piombo ( è errata la dizione Piombino, n.d.A. ), Monte Turario ( o Culturario ), Monte Giove ( Isola di Montecristo ), Monte Turario, Isola del Giglio, Roma, Monte Giove, Giglio. In E ed F manca la visita a Roma. In C, D ed E è scritto: “ S. Mamiliano andò a Montecristo, i Compagni all’Isola del Giglio. Nel Codice C ( Vaticano ) e solo in quello è specificato perché S. Mamiliano si recò all’Isola del Giglio: perché ivi si trovavano i tre monaci Infante, Eustozio e Golbodeo. In E si dice che al Giglio Mamiliano e Senzio avessero con sé tre Compagni. Ben presto per la loro santità furono conosciuti e tenuti in altissimo onore ; donde passati in una delle isolette dell’Arcipelago Toscano ivi vissero molti anni una vita monastica e santissima e vi morirono. Certo è che restò celebre in quei luoghi la loro memoria per la fama della loro santità e delle grazie che il Signore per loro intercessione concedeva, per i discepoli che vi lasciarono e per la venerazione di quei popoli che in loro onore eressero delle Chiese e se li scelsero a Patroni ( Cfr. Lancia di Brolo, op.cit. ) Pare che S. Mamiliano abbia fondato qualche monastero per monache eremite, tra le quali si ricordano Ninfa e forse anche Oliva in qualche isola ( forse l’Asinara con la Cala d’Oliva, n.d. A. ).Di ritorno da Roma si diressero al Monte Giove ( a S. Mamiliano è attribuito il nome di Montecristo ) ove morì Mamiliano. Il corpo fu poi trasferito all’Isola del Giglio.
I Compagni vennero anch’essi sepolti al Giglio. In C e D è scritto da parte di S. Mamiliano : “ Fratelli miei, vigilate perché al 14 settembre, quando vedrete una colonna di fumo levarsi al cielo, venite a prendere il mio corpo e seppellitelo con quello dei miei fratelli Aurelio ( in D ), Infante, Eustochio e Golbodeo” ( in C ed E ). Per quanto riguarda la Buccina il Caietano propende per Soana, perché lì fu trovato il Corpo di S. Mamiliano; perché Soana è più vicino all’Isola del Giglio; passeggiando lungo il fiume i Santi videro l’albero di pino indicato dall’Angelo ( segno della cripta) e pensò di correggere il Porto Romano con il Porto di Talamone ( GR ), di fronte all’Isola del Giglio.
Da qui i Santi si sarebbero portati a Roma ( per via di superficie ). Studiando le antiche tavole geografiche si imbattè in Bebiana distante due miglia da Lorus ( Porto di Bibbona ) e Alsio, per cui da Bebiana si avrebbe Buana ( nel Codice Palermitano ) e quindi Suana. Negli Atti Vaticani viene detto: “ ad un miglio da Soana, presso una fonte “. Oppure è da intendersi la Cripta posta a Soana sotto la Chiesa di S. Mamiliano, ove, secondo un’altra fonte, morirono nel 460. La Chiesa, di cui rimangono i ruderi, fu costruita sopra i resti di un tempio pagano. ( Cfr. Annuario della Diocesi di Grosseto, Sovana-Pitigliano, 1971 ). Il Caietano interpreta la trascrizione di “ S “ in “ B “ ( Suana = Buana ) come errore di copista. Dello stesso parere è il Varisco.
La Critica Storica del Varisco 
1) Nelle Lezioni storiche del Proprio Palermitano l’epoca è stabilita nel terzo secolo, come evidentemente per S. Mamiliano;
2)  E’ ripetuto l’errore “ in Buccinensi Crypta” ed il fatto che visitarono Roma con i Santi Mamiliano e Ninfa, mentre ciò è errato, cosa da escludersi e molto improbabile.
Se con i Compagni di S. Mamiliano vi fosse stata S. Ninfa ( dal Varisco )
Nei Codici A e B parecchie volte si parla di un certo periodo di vita condotta insieme tra i Santi e S. Ninfa. Sembra strano che Golbodeo, Procolo e Mamiliano entrassero nella stanza della Santa furtivamente e durante la notte.
E l’esilio ed i viaggi ( in Africa, Sardegna ed Isole dell’Arcipelago Toscano ) ? E la permanenza nella grotta con i tre Compagni di Mamiliano dopo la sua morte ? E’ probabile che Ninfa sia stata una monaca eremita, vissuta in un Monastero fondato dallo stesso S. Mamiliano in Sardegna o in qualche Isola del Mar Tirreno ( Montecristo, Giglio, Caprara, Gorgona ). La grotta potrebbe essere stata a Porto Romano o a Sovana .
Il Lancia di Brolo afferma che: “ pare sia passata nel vicino continente a Sovana, i cui abitanti si dicono da lei convertiti, ma direi meglio edificati dall’esempio delle sue virtù, sia ivi morta, dove una Chiesa fu eretta in suo onore con le sue Reliquie; anche a Porto Romano le fu eretta una Chiesa”. 
 Se i Santi Eustozio, Procolo e Golbodeo debbano dirsi Martiri 
Secondo il P. Caietano ( Animadv. in Acta S. Nymphae ) il titolo di Martire non soltanto venne dato a Roma a chi avesse confessato il Nome di Gesù Cristo, coronandolo con il martirio, ma anche a chi per le persecuzioni avesse lasciato la propria casa con un volontario esilio, venisse tributato il nome e l’onore di Martire. Perciò Dionisio, vescovo di Alessandria, li chiama Vincitori : “ coloro che nella solitudine vagando per i monti o errando per la fame, la sete, il freddo, le malattie, dai briganti o dalle bestie feroci furono uccisi, non è minore per loro la gloria del martirio “. Nel tempo delle persecuzioni  i morti in fuga ed in esilio non sono equiparati, ma chiamati Martiri da Cipriano.Il titolo di Martire è stato attribuito ai santi Eustozio, Procolo e Golbodeo poiché avevano dimostrato di essere “ Testimoni “ ( Martyres ) del Cristo. Questo termine, originariamente sinonimo di Martire, era stato applicato nel secolo III ai cristiani imprigionati, condannati alla prigione perpetua o torturati per la loro fede, che tuttavia erano riusciti a sfuggire alla condanna ( Cfr.Atti dei Martiri,op.cit.)  
La più probabile storia dei Santi Eustozio, Procolo e Golbodeo   

I Santi sono ignoti a tutti gli antichi Martirologi. I loro Atti, tratti da Codici del XII secolo, sono connessi a quelli della vita di S. Mamiliano.
In seguito ad una persecuzione religiosa per opera degli Ariani verso l’anno 450 furono mandati in esilio in Africa, forse insieme a S.Mamiliano, Vescovo di Palermo ( ? ). Da qui, riscattati dalla pietà dei fedeli, si ritirarono in Sardegna e quindi all’Isola del Giglio o in altra viciniore, legati al loro Compagno e guida Mamiliano, sicuramente Monaco Basiliano. Ivi dopo qualche tempo trascorso in preghiera e solitudine, si addormentarono nel Signore.
Le Reliquie dei Santi Eustozio, Procolo Golbodeo  
Presso gli antichi come “ corpo “ si intendeva anche una parte insigne di esso, poiché tante volte presso gli scrittori ecclesiastici bastava che si possedesse una Reliquia perché dicessero di possedere il corpo intero. Un esempio di ciò ne è il Mongitore, che affermava che “ Palermo avesse il Capo di S. Ninfa “, mentre in realtà ne possiede solo una parte.Dall’ ISOLA DEL GIGLIO, luogo dove riposava Mamiliano e i suoi Compagni da molti secoli, nell’ 848 una parte delle loro Reliquie venne traslata a CIVITAVECCHIA ; nel 1092 la maggior parte dei loro Corpi fu portata sotto Pio II a SOVANA o Soana ( GR ) e collocata nella cripta della Chiesa a Lui intitolata, celebrandone la Traslazione al 16 Giugno ( Cfr. Atti in Caietano ).Nel 1098, sotto Urbano II da Porto Romano, parte delle Reliquie e la Testa furono traslate a ROMA nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria in Monticelli( in Montecoelio), ove il Caietano vide una tabella nell’altare ( che lesse e trascrisse ) : “ IN HOC ALTARI SUNT CORPORA SS. MAMILIANI EPISCOPI, GOLBODEI, ASTOTII, PROCULI AC NYMPHAE VIRG & MART. “. Il Caietano vide in un vaso di vetro parecchie ossa frammiste con l’iscrizione: “ SS. MARTYRUM GOLBODEI, PROCULI & EUSTOTII “ ed a parte le Teste dei Santi Mamiliano e Ninfa, incluse in teche di legno dorato. Nel 1111 , secondo l’Ughelli, da CIVITAVECCHIA altre Reliquie furono traslate in parte a PISA nella Chiesa di S. Matteo e in parte a SOVANA ( 2^ Traslazione, celebrata al 19 Aprile ). Nel 1666 da Roma alcune Reliquie dei Santi Eustozio, Procolo e Golbodeo furono traslate a PALERMO ( la Festa della Traslazione fu celebrata dal 1669 al 1924 la Domenica dopo la Festa dell’Invenzione delle Reliquie di S. Rosalia; dal 1925 al  1957 al 21 Luglio; dal 1958 al 1976 al 17 Luglio per tutta la Diocesi; nel 1976 venne proposto di celebrare al 13 Novembre la Memoria facoltativa di “ S. Ninfa e Compagni Martiri”  dal 1976 al 1982 al 17 Luglio, per la sola Città di Palermo; dal 1983 sono stati espunti dal Calendario ).  
Autore:
Ugo Russo ©