Santi 34 Martiri di Palermo ( V secolo )

22 Maggio

Emblema:Palma

     La Vita è riportata dal P. Gaetani in “ Vitae Sanctorum Siculorum”  e nel “ Martirologio Siculo” del 1617 e dal Mongitore in “ Palermo santificato “ e nel “ Martirologium Panormitanum Sanctorum Civium et Patronorum Urbis Panormi” del 1742.                                                
    
Aureliano, Prefetto della Sicilia, perseguitò i Cristiani  e fece ricercare il Vescovo Mamiliano e i suoi discepoli, circa 200 persone, che si radunavano nella Cripta della Cattedrale di Palermo, detta “ Cimiterio di tutti i Santi “, per ascoltare la voce del Pastore sui Misteri della Fede, nutrire lo spirito ed essere pronti a subire il martirio se lo richiedessero le circostanze. 

  
Aureliano ordinò che tutti coloro che fossero stati sorpresi a celebrare i sacri riti fossero catturati e condotti al suo tribunale e chiese se adorassero gli dei o
professassero la nuova fede nel Galileo. I Cristiani risposero di essere tali e di adorare il Cristo, Mediatore tra Dio e gli uomini. 
  Il Prefetto ordinò loro di adorare gli dei, se non volessero patire terribili tormenti. Ma noi non adoriamo gli dei d’oro e d’argento, costruiti dalle mani degli uomini, risposero i Cristiani, ma il Dio vero che fatto il cielo e la terra e tutto ciò che è in essi; preferiamo piuttosto patire, avere i tuoi supplizi come delizie. Aureliano li invitò a sacrificare agli dei. 
   
E i Cristiani: “ Noi offriamo ogni giorno a Dio una vittima santa e immacolata; a lui solo offriamo noi stessi come sacrificio vivente ”. 
   Disse allora il Prefetto: “ Affermando ciò, sappiate che l’invitto Imperatore vi elargirà un premio se rinuncerete alla fede cristiana “. Risposero: “ Non vi è altro Dio onnipotente se non il Dio dei Cristiani; preferiamo piuttosto obbedire a Dio che agli uomini, poiché chi lo aspetta non sarà privato di alcun bene “.
     Udendo ciò il Prefetto ordinò di sospenderli sul cavalletto e fustigarli a sangue.  

 
Poiché a questo spettacolo erano convenute tantissime persone, che detestavano
l’innocente carneficina e l’accecata mente del Prefetto, questi, temendo una rivolta del popolo, fece deporre dal cavalletto gli eroi della fede e li fece rinchiudere in una profonda prigione, poi per non eccitare ancora di più l’odio dei cittadini verso di sé, ordinò che fossero decapitati 34 di essi.
     Costoro si esortavano a vicenda prima di morire, essendo stati prescelti per testimoniare la fede, tutti erano alacri e pronti, tutti erano convinti che fosse meglio lasciare la vita per Cristo che rimanere in vita. 
     Si recarono al supplizio da sé, con i compagni, partecipi della stessa gloria, vincitori contro il nemico di una corona immortale.
     In un fatto così illustre e meritorio per la Chiesa Palermitana non vi è però memoria dei loro nomi, né del giorno del martirio, né del loro sepolcro, né delle loro Reliquie. 
   La tradizione però vuole che fossero stati sepolti nel luogo ove oggi sorge il Monastero delle Vergini dell’Ordine di S. Benedetto. 
   Nei Messali Gallo-Siculi usati in Sicilia dal XII secolo fino al Concilio di Trento erano menzionati al 22 Maggio.

    
Nei Messali Gallo-Siculi usati in Sicilia dal XII secolo fino al Concilio di Trento erano menzionati al  22 Maggio.  
    Furono celebrati da tempi remoti, come si rileva dal Breviario dell'Arcivescovo Simone di Bologna del 1447, custodito nel Tesoro della Chiesa Cattedrale di Palermo.
    Il P. gaetani S. J.  li pone al 22 Maggio nel " Martirologio Siculo ":
  " Panhormi SS. XXXIV Martyrum, sub Aureliano Siciliae Praefecto "
( ex Tab. Panhorm. et Vita S. Nymphae ), cioè:
" A Palermo i Santi 34 Martiri al tempo di Aureliano Prefetto della Sicilia ".
    Il Mongitore li pone nel suo Martirologio al 22 Maggio:

“ Panormi Sanctorum Trigintaquatuor Martyrum Civium Panormitanorum,
S. Mamiliani  Martyris Archiepiscopi Panormitani discipulorum, qui sub Imperatore Diocletiano & Aureliano Siciliane Praefecto, ob ortodoxae legis veritatem carcere, equuleo, & verberibus saevissimae dilaniati; cervicibus tandem abscissis, gloriosam martyrii palmam consequuti sunt anno trecentesimo decimo “, cioè:  
    “ A Palermo i Santi 34 Martiri, Cittadini Palermitani, discepoli di S. Mamiliano    Martire Arcivescovo di Palermo, che al tempo dell’Imperatore Dioceleziano e il Prefetto della Sicilia Aureliano, per la professione della verità della fede,con il carcere, il cavalletto e le verghe tremendamente dilaniati, con il taglio della testa ottennero la gloriosa palma del martirio nell’anno 310 “. 
    Nel “ Martirologio della Chiesa Palermitana ” di Onofrio Judica del 1771 è riportato lo stesso elogio del Mongitore.
     
Dallo studio di diversi Autori e di chi scrive, si può senz’altro affermare che la figura di S. Mamiliano Vescovo e Martire è da porsi nel V secolo, così come quella dei Santi 34 Martiri.
     Furono iscritti nel Calendario Palermitano in virtù della Bolla di Gregorio XIII del 30/12/1573 concessa alle Chiese di Spagna e alle terre soggette al Re Cattolico “ di poter celebrare con Ufficio Proprio i Santi non descritti nel Calendario , ma che fossero naturali della Diocesi o Patroni della Chiesa o della Diocesi e i loro Corpi o notabili Reliquie si avessero in quella Chiesa o Diocesi “ dal Cardinale Giannettino Doria ( 1608- 1642 ). Poiché non sono riportati dal “ Calendario Vecchio “ della Chiesa Palermitana del 1611, saranno stati inseriti dopo quella data; il “ Calendario Recente “ del 1771 li riporta al 22 Maggio con il grado liturgico di Doppio.  
   Su richiesta dell’Arcivescovo di Palermo Michelangelo Celesia, nell’anno 1887 il Sommo Pontefice Leone XIII confermò il culto reso da tre secoli dalla Chiesa Palermitana ai Santi 34 Martiri. 

     
Sono stati celebrati fino al 1956 dal Comune dei Martiri nell’Ufficiatura e nella Messa ( Sapientiam, 2° loco ).      
     Nella revisione del Proprio dell'Ufficio e delle Messe del 1957, sono stati espunti dal Calendario Diocesano.

Autore: Ugo Russo ©