San Giovanni Teresti ( il Mietitore )
di Palermo 

Abate basiliano ( XI secolo )

24 Febbraio

 

Emblema: Falce, fiaschetta, pane 

      Nel 1058, o secondo altri  scrittori nel 995,al tempo della dominazione araba,durante una incursione operata dai saraceni sulle coste della Calabria, il padre fu ucciso e la madre, incinta, condotta schiava a Palermo ove partorì il bambino, che crebbe nella fede cristiana. All’età di 14 anni fu mandato dalla madre nella sua terra d’origine in Calabria, Cursano.
     Munito di una piccola croce attraversò  in barca lo Stretto di Messina e approdò incolume sulle spiagge di Stilo. 
    Gli abitanti, vistolo con il costume dei mori, lo condussero dal Vescovo Giovanni, che lo interrogò da dove fosse venuto e cosa cercasse.  
    Il ragazzo rispose che chiedeva il Battesimo, ma il Vescovo lo sottopose a dure prove prima di conferirglielo ed imporgli il proprio nome.
     Cresciuto in età sentì sempre più forte l’attrazione per la vita che conducevano i monaci nelle grotte nei dintorni di Stilo, specialmente due asceti basiliani, Ambrogio e Nicola. 
Dopo molte insistenze, per la sua giovane età, fu ammesso nella Comunità e si distinse nella virtù, tanto che fu eletto Abate. Ritrovato a Cursano un tesoro appartenuto alla sua famiglia, secondo la Regola di S. Basilio, lo distribuì ai poveri. 

    
Non lontano dal monastero c’è una grotta dalla quale scaturisce una sorgente. 
   D’inverno, col permesso del superiore, Giovanni usava pregare in mezzo alle acque gelide.                                                      
      
     
Volendo visitare un cavaliere di S. Giovanni di Rodi presso Monasterace, che aveva provveduto al vitto del monastero, nel mese di giugno, al tempo della mietitura,prese con sé un fiaschetto di vino e una ciambella.  
         
Giunto presso due fondi, chiamati Marone e Maturavolo ,  offrì ai contadini il pane e il vino.  
   Un furioso temporale si abbattè su quei campi, rischiando di distruggere il raccolto, ma la preghiera intensa di Giovanni fece si che il grano fosse mietuto e raccolto in covoni.

 
Questo ed altri episodi testimonianti l’aiuto soccorrevole ai contadini, gli valsero l’appellativo di “ Theristi “,cioè “ il Mietitore “.     Il padrone dei campi, per quanto era accaduto, li donò al monastero.    
   
Giovanni morì intorno alla metà del secolo XI ( 1054 o 1121 ) e venne sepolto nel monastero della Madonna del Maestro, detto di 
“ S. Giovanni Teresti vecchio “ o del Bosco. Ruggero il Guiscardo, affetto da una inguaribile piaga al viso, guarì al contatto con la sua tunica e moltissimi altri furono risanati: storpi, ciechi, sordi, indemoniati. 
    Ruggero fondò il cenobio a Lui intitolato e volle che fosse consacrato il 24 giugno, come ricordato dal Martirologio Romano.    Nel 1660  si ottenne dal Papa  Alessandro VIII che fosse traslato a Stilo per le incursioni dei briganti e i terremoti. 
  Ciò avvenne il 12 marzo 1662, insieme alle Reliquie dei Santi Ambrogio e Nicola, che furono riposte in una Chiesa costruita dai PP. Minimi nel 1625, acquistata dai Basiliani nel 1662 e che dedicarono il luogo a S. Giovanni Teristi; nel 1791 passò ai PP.della Congregazione del SS. Redentore ( Liguorini o  Redentoristi ), che abbellirono con opere marmoree Chiesa e Convento. Il 24 Giugno 1847 il Vescovo di Squillace P. Concezio Pasquini eseguì la Ricognizione delle Reliquie di San Giovanni Teristi, lo stresso giorno in cui nel 1122 Callisto II consacrò alla presenza di Ruggero il Normanno il Convento di S. Giovanni in Nemore ( del Bosco ).
  Una lapide posta nella Chiesa riporta tali avvenimenti.        
      Nella navata sinistra, sotto l’altare, sono venerate le Reliquie del Teristi e dei Compagni monaci. Al Convento si accede da un portale in marmo lavorato; al centro del cortile sorge un antico pozzo in granito rosa con quattro colonne, coperto da un baldacchino sovrastato da una nave in latta, con dentro un bambino orante che regge una croce; vuole ricordare il viaggio del Santo, approdato a
Stilo, secondo una Leggenda stilese accolta anche dai PP. Bollandisti, nella quale si narra che Giovanni, da Palermo mandato a Stilo con una barchetta senza remi o vela dalla madre, varcato lo Stretto di Messina fu avvistato da una galera turca, ma la barca improvvisamente affondò per riemergere miracolosamente fuori dalla vista dei turchi e approdò a Monasterace.  
    
La Vita del Santo si legge in Caietano in Vitae Sanctorum Siculorum;  Bollando in Acta Sanctorum Februarii  
(t. III, pag.484);  Pietro Forte in Vita dei Santi Palermitani;  Perdicaro in Vita dei santi Siciliani;  Carrera in Pantheon Siculo;P. Menniti in Didacterio basiliano.
  
La Vita fu tradotta dal greco in latino da un dotto frate stilese, Stefano Bardaro, dei Frati Minori Conventuali nel 1624.
     Il Santo è ricordato nel Martirologio Romano due volte:
al 24 Febbraio, Dies natalis e al 24 Giugno, per la Dedicazione della Chiesa a lui intitolata a Stilo dal Sommo Pontefice Callisto II nel 1122.
     La Festa, che si celebrava a Palermo fino al 1737 al 24 Giugno, nel 1738 fu assegnata nell’Ordinario Palermitano al 26 Febbraio.
     Nel 1724 l' osso del braccio di S. Giovanni Teresti fu donato dall'Abate Generale dell'Ordine di S. Basilio al Senato Palermitano e da questo all'Arcivescovo Fr. D. Giuseppe Gasch, che fece realizzare un Reliquiario d'argento, custodito ancora oggi nella Chiesa Cattedrale.  
La festa della Traslazione si celebrò fino al 1929 ; quella del Santo fino al 1958 , quando è stato espunto dal Calendario diocesano.


Autore: Ugo Russo ©