Beato Giuseppe Benedetto Dusmet di Palermo
Vescovo  ( 1818-1894 )

25 Settembre

 

Emblema: Bastone pastorale


   
  Nacque a Palermo il 15 Agosto 1818 e fu battezzato nella Chiesa Cattedrale con il nome di Melchiorre.
    All'età di cinque anni fu condotto nell'Abbazia di S. Martino delle Scale e presentato come oblato.
    A quindici  anni entrò nello stesso Monastero con i nomi di Giuseppe Benedetto. Nel 1841 diventò sacerdote. Dimorò a Palermo nell'Ospizio dello Spirito Santo, vicino alla Chiesa di S. Agostino ed esercitò la predicazione, verso la quale aveva particolare attitudine.
   Inviato come priore a Caltanissetta e a Napoli, nel 1858 fu Abate di S. Nicolò l'Arena di Catania.
   Definito " grave, prudente,pratico negli affari ecclesiastici, uomo che ha dato a tutti buon esempio ed edificazione e degno di essere promosso alla dignità vescovile" , fu eletto Arcivescovo di Catania nel 1867. 
   Per i suoi meriti di pastore della chiesa catanese, per i servizi prestati alla Chiesa con l'amministrazione apostolica della vicina diocesi di Caltagirone e, in particolare, con la riunificazione della famiglia benedettina e l'apertura del Collegio S. Anselmo, Leone XIII lo volle cardinale e lo pubblicò nel concistoro dell'11 febbraio 1888 con la seguente motivazione: "dignis episcopo virtutibus, maximeque prudentia et charitate spectatum"," per prudenza, carità e virtù episcopali " .
    Tutt'ora vivo nella memoria del popolo catanese per l'eroicità della sua carità, capace di tenere in costante mobilitazione la comunità diocesana in favore dei poveri e dei bisognosi, seppe imprimere un orientamento squisitamente pastorale al clero e grazie alla sua statura spirituale acquisì autorevolezza in ambito ecclesiale e civile. Alla sua fede venne attribuita la liberazione dalla colata lavica del comune di Nicolosi: tutti riconobbero che, sebbene le previsioni fossero ben diverse, la lava si fermò grazie all'intercessione di S. Agata e alla preghiera del "santo cardinale", come comunemente ancora oggi molti lo appellano. 
    Al fine di porre un robusto argine alle moderne ideologie e alla cultura laica e positivista, Dusmet si mosse in costante sintonia con le direttive di Pio IX e di Leone XIII, ma anche con l'attività zelante e riformatrice di altri vescovi italiani come il Card. Sisto Riario Sforza di Napoli e Tommaso Ghilardi di Mondovì. 
     E anche con gli altri vescovi dell'isola seppe mantenere rapporti di cordiale fraternità, in particolare con il Card. Michelangelo Celesia, anche lui benedettino e arcivescovo di Palermo, e con il Card. Giuseppe Guarino, arcivescovo di Messina. Figlio della Chiesa del suo tempo, fondamentale sua preoccupazione pastorale fu indubbiamente la "salus animarum" e la salvaguardia dei valori religiosi e morali fra il popolo che, fin dall'inizio del suo episcopato, egli mostrò di ben conoscere: "Alla classe elevata del nostro gregge, alla classe soprattutto che discute, e scrive, e cammina sempre e non arriva mai a quel meglio dietro cui s'infiamma e si precipita a capofitto, facciamo un solo invito: Venite ad me omnes.      Le sale del nostro episcopio sono aperte per voi. Là, se vi piaccia, converseremo insieme, vi favelleremo apertamente come amico che favella ad amico. L'altra classe del popolo più numerosa che non discute, non scrive, non comprende le teorie del giorno, ma domanda pane e fede, oh si affidi pure tutta intiera al nostro amore di padre. Sin quando avremo un panettello, Noi lo divideremo col povero. La nostra porta per ogni misero che soffra sarà sempre aperta. ... Ma la fede... ah il nostro buon popolo vuol conservata la fede, e incombe a noi che la gli si conservi".
    Pur mantenendolo privo del "munus" di parroco nel senso pieno del termine - per la peculiarità della Diocesi in cui solo il vescovo era giuridicamente l'unico parroco - Dusmet chiese al clero, costantemente e con insistenza, la indispensabile coerenza di vita, necessaria espressione dell'Ordine sacro, e l'adempimento dei doveri di maestro, predicazione e catechesi, e di sacerdote, amministrazione dei sacramenti e culto. E al fine di liberarlo da residui di cultualismo, insisteva sulla necessità di un "aumento di zelo sacerdotale", che non si limitasse ad "una condotta che non dia da ridire, perché il Sacerdote stia sereno di aver fatto il proprio dovere". L'ideale sacerdotale, a cui anche i chierici venivano formati, dipendeva dalla teologia della Lettera agli Ebrei, "ex hominibus assumptus", ma ben conciliata con il modello agostiniano, del sacerdote dedito totalmente al servizio del popolo.
     Sebbene non fossero maturi i tempi per un'azione autonoma del laicato cattolico, Dusmet si premurò di promuovere varie forme associative, a carattere religioso e caritativo-assitenziale, nelle quali volle la partecipazione attiva dei fedeli, in vista anche di una aperta e combattiva difesa della Chiesa, dei suoi diritti e dei valori cristiani. 
   Morì il 4 Aprile 1894 e fu paragonato ai Santi Ambrogio e Carlo.

     La Chiesa ne ha ufficialmente riconosciuto la statura spirituale e pastorale e, a conclusione del prescritto processo canonico, il 25 settembre 1988 Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato.
   Al Beato Dusmet è stato intitolato il nuovo Monastero benedettino di Nicolosi ( CT ) il 25 Settembre 1996, giorno della celebrazione liturgica del Beato.
     Nella Diocesi di Palermo è celebrato con il grado di Memoria Obbligatoria.

 Bibliografia: T. LECCISOTTI, Il cardinale Dusmet, Catania 1962; 
G. ZITO, La cura pastorale a Catania negli anni dell’episcopato Dusmet (1867-1894), Acireale 1987.
            

Autori: Gaetano Zito
          Ugo Russo