L'Altare della Reposizione dell'Anno 2012
               nella Chiesa superiore di San Pietro Apostolo

             
   Foto © By Giuseppe Aricò
 
Nella parete occidentale delle Chiese con abside rivolta ad oriente è la porta principale che simboleggia Cristo, unica porta attraverso la quale si giunge al Padre.

Nella Cappella Palatina, al suo posto, è il Soglio regio che ospita, quest’anno, l’Altare della Reposizione.

In varie Chiese medioevali d’oltralpe in tal luogo era allocato un sepolcro (sovente d’un Santo) per quel complesso rimando tra la morte, fine dell’esistenza terrena, e la vita eterna nella Gerusalemme celeste cui giungere solo passando attraverso l’unica Janua Coeli che è Cristo.
Nell’equivalenza tra mensa sacrificale, dove si compie il mistero del rendimento di grazie dell’Eucaristia, e la croce, trono di Cristo re dell’Universo e strumento del suo martirio, i simboli della passione divengono simboli eucaristici.


I
l bianco, colore della pienezza della luce, della festa celeste, di coloro che, nell’Apocalisse di Giovanni, “…hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello…”, ha il suo corrispondente nel rosso, il colore utilizzato il Giovedì santo nei riti orientali ed ambrosiano, che esprime la regalità di Cristo, la Sua divinità, l’effusione del sangue e dello spirito che Egli rimette nelle mani del Padre.


R
eposizione e non ostensione perché più marcata sia la fede nella presenza viva di Cristo che pur non vediamo.


L
a teca-repositorio (da riposto, custodito), memoria del tabernacolo, la tenda che durante l’Esodo, nel deserto, custodisce l’arca dell’Alleanza con le tavole della Legge (e Cristo è il compimento della Legge), è conformata come un’urna sepolcrale (donde l’errato appellativo di sepolcro) a ricordare  che la Resurrezione di Cristo, passa attraverso la morte.

Figurazione di un processo di ritorno alla terra che si svolge nella notte, in cui può rifulgere
maggiormente la luce della resurrezione dal sepolcro scavato nella roccia e richiamo alla notte della natività a Betlemme quando nella grotta (il soffitto a muqarnas e stalattiti della navata centrale della Cappella la richiama) rifulgeva la luce di Cristo bambino. Questa è la notte in cui, dopo avere lasciato, per l’Umanità intera, Se stesso nell’Eucaristia, tradito e arrestato, Cristo patisce l’abbandono dei
discepoli e la sofferenza. Suo è, in questa notte, l’invito alla veglia.

P
oiché “…tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” tutto il creato di Lui discorre e Gli rende onore.

O
rnamenti di fiori (segno di vita che si rigenera), arbusti e foglie, veri e in effige, sbalzati, incisi, ricamati, che sono continuo richiamo a Cristo e alla Vergine Madre, corredentrice dell’Umanità.

Gigli
(neanche Salomone nella sua grandezza avrebbe mai potuto vestire di tanta bellezza) striati di
regale porpora per il calice virginale che genera Cristo, artefice della Grazia; rose spinate che alla
Deipara, rosa mistica, offrono la passione dolorosa  del Figlio; iris che sono annunzio 
dell’incarnazione e presagio (per effetto delle sagoma delle foglie) del dolore per la Sua passione e
morte; garofani che nascondono tra i petali i chiodi della croce; fiordalisi e papaveri che occhieggiano
tra le spighe di grano di cui sono compagni e ne richiamano la valenza eucaristica; tulipani che simboleggiano il divino amore. E ancora margherite che nel nome, traducibile in perle, racchiudono
la visione della Gerusalemme celeste (le cui dodici porte sono perle) e la memoria del battesimo nascendo, la perla, dalla conchiglia e dall’acqua; crisantemi, fiori della resurrezione che per questo portiamo ai nostri defunti; edera, segno d’immortalità dell’anima e di vita eterna; acanto, le cui foglie distaccate dalla pianta presto muoiono. Ma pur privata d’ogni foglia vede il suo  fiore che sboccia e puntualmente la pianta risorge; palme simbolo di gloria, ma anche di martirio perché ai martiri è data la gloria celeste; alloro segno di vittoria e di trionfo; aspidistria dalle foglie a forma di lancia come quella che trafisse il santo costato facendone sgorgare il rosso sangue e l’acqua nel connubio che lega l’acqua di salvezza del Battesimo al sangue dell’Eucaristia; tuia essenza che nell’antico era arsa a scopo sacrificale;
monstera
il cui nome richiama il segno degli dei, il prodigio della natura; infine la comune
canna palustre
, scettro del Cristo percosso e deriso e segno della Sua divina regalità.
Come ferula era bastone dei Pontefici e dei Ciantri capitolari.

Le flebili fiammelle di ceri e candele che si consumano sono tributo di luce a Colui che è la Luce
vera che mai si spegne; oro e argento, associati al sole e alla luna, sono omaggio al Re dell’Universo

I vasi, segno della Grazia che fiorisce dal ventre virginale di Maria, sono addobbati con “frasche”
dal vario fogliame, fiorite di numerose e diverse essenze, segno anche della diversità nell’unità della Chiesa. Nel cielo del baldacchino s’arricchiscono di spighe di grano e tralci vitinei esplicitando il concetto di Grazia riversata attraverso Cristo Eucaristia. Nell’apparato i ricami svolgono l’elogio del creato, in un susseguirsi di girali e meandri, che rappresentano il percorso che il fedele compie per giungere a Cristo.

Tra i piatti d’argento quello con Orfeo che si trae vittorioso dagl’Inferi, attraendo a se le creature
con la sua musica, è richiamo alla prefigurazione di Cristo nella mitologia classica.

Sui cinque gradini (cinque è numero legato a Cristo e alle Sue sante piaghe, generato da quattro che è numero di umanità più l’uno
che è segno dell’assoluto e del divino) che conducono  all’ara sacrificale sollevata d’un  suppedaneo onorifico in quanto altare-trono, una grande Croce greca rivestita d’edera, perché speranza di vita eterna, ornata di iris viola, colore dell’attesa messianica.
All’incrocio dei bracci, nell’onphalos, un piatto d’argento esapartito- sei è numero di compimento creativo e in Cristo si compie la Creazione- si avvale della rappresentazione naturalistica in chiave simbolica.
L’umbone in centro reca la figurazione dell’eliotropo che rappresenta Cristo, nuovo sole che sorge e una corona di varie essenze floreali con valenze mariane e cristologiche.

P
osto sulla mensa, addobbata con un antependium con il simbolo dell’Agnello mistico sul libro dei sette sigilli, é il repositorio-urna,
con incisi i simboli della Passione (tunica inconsutile, dadi, corona di spine, calice, canne, golgota, croce, lancia, spugna, flagelli, guanto, alabarda, catene, chiodi, martello, lanterna, tenaglia, vessillo, colonna, scala), sormontato da cuspide crucigera a memoria
del Calvario, è coronato da una coppia di cornucopie, segno dell’abbondanza della Grazia riversata da Cristo.

La portina con apertura a ponte, che ricorda che Cristo è ponte con il Padre, è vegliata da due angeli, immagine della Corte celeste
che lo adora. Poggia su un doppio  basamento, di cui uno embricato a ricordare le squame del pesce
(nell’acronimo greco ICHTHUS è Iesous Christos Theou Huios Soter- Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore) e l’altro con il monogramma cristologico bernardiniano IHS.

U
n grande “tosello” rosso, centrato dall’occhio di Javeh con valenza trinitaria, vi svolge funzione di fondale sovrammesso ad una cortina verde, colore dell’umanità mentre un grande baldacchino in seta bianca, ove campeggia la colomba dello Spirito Santo in una raggiera di luce, lo sovrasta quale rappresentazione del cielo e segno onorifico tributato dalla Chiesa a Cristo Re.  

    Giovedì Santo A.D. MMXII - Palermo, Cappella Palatina, Chiesa Superiore di S. Pietro Apostolo