L'Altare della Reposizione dell'Anno 2011
         nella Chiesa inferiore di Maria SS. delle Grazie
  Nell’altare della reposizione adoriamo il Cristo vivo Eucaristia.

Nell’equivalenza tra mensa sacrificale, dove si compie il mistero del rendimento di grazie dell’Eucaristia, e croce, trono di Cristo re dell’Universo e strumento del suo martirio, i simboli della passione divengono simboli eucaristici.

Il bianco, colore della pienezza della luce, della festa celeste, di coloro che, nell’Apocalisse di Giovanni, “…hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello…”, ha il suo corrispondente nel rosso, il colore utilizzato il Giovedì santo nei riti orientali e ambrosiano, che esprime la regalità di Cristo, la Sua divinità, l’effusione del sangue e dello spirito che Egli rimette nelle mani del Padre.

La teca-repositorio (da riposto, custodito), memoria del tabernacolo, la tenda che
durante l’Esodo, nel deserto, custodisce l’arca dell’Alleanza con le tavole della Legge
(e Cristo è il compimento della Legge), è conformata come un’urna sepolcrale
(donde l’errato appellativo di sepolcro) a ricordare  che la Resurrezione di Cristo,
deposto in un sepolcro scavato nella roccia, passa attraverso la morte.

Figurazione di un processo di ritorno alla terra che si svolge nella notte, in cui può rifulgere maggiormente la luce della resurrezione, e richiamo alla notte della natività a Betlemme quando nella grotta rifulgeva la luce di Cristo bambino.
Questa è la notte in cui, dopo avere lasciato, per l’Umanità intera, Se stesso nell’Eucaristia,  tradito e arrestato, Cristo patisce l’abbandono dei discepoli e la
sofferenza. 

Reposizione e non ostensione perché più marcata sia la fede nella presenza di Cristo che pur non vediamo.

 

Ornamenti di fiori (segno di vita che si rigenera) e foglie, veri ma anche in effige, sbalzati, incisi, ricamati, che sono continuo richiamo a Cristo e alla Vergine Madre, corredentrice dell’Umanità.

Gigli (neanche Salomone nella sua grandezza avrebbe mai potuto vestire di tanta bellezza) per il calice virginale che genera Cristo artefice della Grazia; rose spinate che alla Deipara, rosa mistica, offrono la passione dolorosa  del Figlio; iris che sono annunzio dell’incarnazione e presagio (per effetto delle sagoma delle foglie) del dolore per la Sua passione e morte;  garofani che nascondono, tra i petali, i chiodi della croce; fiordalisi e papaveri che occhieggiano tra le spighe di grano di cui sono compagni e ne richiamano la valenza eucaristica; tulipani che simboleggiano il divino amore.

E ancora margherite che nel nome, traducibile in perle, racchiudono la visione della Gerusalemme celeste (le cui dodici porte sono perle) e la memoria del battesimo nascendo, la perla, dalla conchiglia e dall’acqua; crisantemi, fiori della resurrezione che per questo portiamo ai nostri defunti; edera, segno d’immortalità dell’anima e di vita eterna; acanto, le cui foglie distaccate dalla pianta presto muoiono. Ma pur privata d’ogni foglia vede il suo  fiore che sboccia e puntualmente la pianta risorge; palme simbolo di gloria, ma anche di martirio perché ai martiri è data la gloria celeste; alloro segno di vittoria e di trionfo; aspidistria dalle foglie a forma di lancia come quella che trafisse il santo costato facendone sgorgare il rosso sangue e l’acqua nel connubio che lega l’acqua di salvezza del Battesimo al sangue dell’Eucaristia.

La flebile fiammella di ceri e candele che si consumano è tributo di luce a Colui che è la Luce vera
che mai si spegne; oro e argento, associati al sole  e alla luna, sono omaggio al Re dell’Universo.

I ricami vi svolgono l’elogio del creato, in un susseguirsi di girali e meandri, che rappresentano il percorso che il fedele compie per giungere a Cristo.

Tra i piatti d’argento quello con Orfeo, che si trae vittorioso dagl’Inferi attraendo a se le creature
con la sua musica, è richiamo alla prefigurazione di Cristo nella mitologia classica mentre quello esapartito - sei è numero di compimento creativo e in Cristo si compie la Creazione- si avvale della rappresentazione naturalistica in chiave simbolica.
L’ambone in centro reca la figurazione dell’eliotropo che rappresenta Cristo, nuovo sole che sorge,
e una corona di varie essenze floreali con valenze mariane e cristologiche.

I vasi, segno della Grazia che fiorisce dal ventre virginale di Maria, sono addobbati con “frasche”
dal vario fogliame, fiorite di numerose e diverse essenze, segno anche della diversità nell’unità della
Chiesa, così come nel cielo del baldacchino ove s’arricchiscono di spighe di grano e tralci vitinei esplicitando il concetto di Grazia riversata attraverso Cristo Eucaristia.

A pavimento la rappresentazione cosmica del mandala, costituito da una grande Croce greca, rivestita d’edera perché speranza di vita eterna, i cui vertici idealmente segnano un quadrato losangato inscritto in un cerchio di luce e di piccoli fiori. Nei quattro campi IC  XC, Iesous Christos  NI KA (Gesù Cristo vince –sulla morte) come nelle croci consacratorie sulle pareti della chiesa. All’incrocio dei bracci, nell’onphalos, a segnare l’axis mundi, costituito dall’ideale stipes della Croce cosmica che si erge sulla terra, è il pilastro a sezione quadra (il quadrato è simbolo di umanità e fa riferimento a Cristo, vero Dio e vero uomo, che è il pilastro unico su cui si fonda la Chiesa). Su questo poggia un doppio  basamento di cui uno embricato a ricordare le squame del pesce (nell’acronimo greco ICHTHUS è Iesous Christos Theou Huios Soter- Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore) e l’altro con il monogramma cristologico bernardiniano IHS.

Il Repositorio-urna, con incisi i simboli della Passione (inconsutile, dadi, corona di spine, calice, canne, golgota, croce, lancia,
spugna, flagelli, guanto, alabarda, catene, chiodi, martello, lanterna, tenaglia, vessillo, colonna, scala), sormontato da cuspide
crucigera a memoria del Calvario, è coronato da una coppia di cornucopie, segno dell’abbondanza della Grazia riversata da Cristo.
La portina con apertura a ponte, che ricorda che Cristo è ponte con il Padre, è vegliata da due angeli, immagine della
Corte celeste che lo adora.

Un baldacchino, ove campeggia la Colomba dello Spirito Santo in una raggiera di luce che da questa promana, lo sovrasta quale rappresentazione del cielo e segno onorifico tributato  dalla Chiesa.

 

Sul fondo dietro la mensa, addobbata con un antependium con il simbolo dell’Agnello mistico sul libro dei sette sigilli (pure raffigurato sulla coperta in argento di messale), un grande “tosello” rosso centrato dall’occhio di Javeh con valenza trinitaria.

 

Giovedì Santo A.D. MMXI - Palermo, Cappella Palatina, Chiesa inferiore di S. Maria delle Grazie